Vi siete mai chiesti come costruire un menù cocktail profittevole?

Infatti, un menù cocktail profittevole non nasce dalla creatività, ma da una serie di decisioni strutturate.

Il gusto è soltanto un fattore quando si parla della costruzione di un menù, ciò che fa davvero è un buon controllo sui costi, prezzi, rotazione e sulla percezione del valore.

Questa guida è pensata per chi lavora dietro le quinte o davanti al bancone e che ha come obiettivo la costruzione di un menù che regga economicamente, senza sacrificare identità e qualità.

Costruire un menù cocktail profittevole – Definisci il ruolo del nenù.

Prima ancora di pensare a cosa inserire nel tuo menù, devi chiarire una cosa:

“Il menù serve ad esprimere creatività o sostenere l’attività?”

Le due cose possono sicuramente coesistere, ma non hanno lo stesso peso.

Poniti queste domande:

  • Il mio locale si basa sui volumi o sul posizionamento?
  • Voglio una rotazione di tavoli rapida, o un’esperienza?
  • Il menù deve semplificare od esaltare il nostro lavoro?

La prima condizione per un menù cocktail profittevole è che sia creato partendo da un chiaro obiettivo.

Analizza i costi reali

Un errore frequente è sottostimare i propri costi oppure farli un po’ a spanne, cercando di capire circa quanto costa “un drink”, senza andare a diversificare.

Per quanto sia un lavoraccio (che però non va fatto spesso), devi conoscere per ogni singolo drink:

  • Costo della decorazione
  • Costo degli ingredienti
  • Costo del ghiaccio (si)
  • Costo sprechi
  • Tempo di preparazione – ti aiuta coi volumi e con la gestione del costo personale

Misurare è il primo passo verso la profittabilità.

Definisci un target di costo sostenibile

Un menù cocktail profittevole non punta al margine massimo su ogni drink, cerca di raggiungere un equilibrio sostenibile.

Cerchiamo di raggiungere questo equilibrio sottile:

  • Alcuni cocktail con alto margine
  • Alcuni che rendono meno, ma aumentano la rotazione (volumi)
  • Pochi drink “immagine” – Quelli da fiko che piacciono tanto ai bartender.

Avere drink meno profittevoli non è di per sé un problema, lo diventa nel momento in cui non sappiamo quali sono e come gestirli.

Suddividi il menù in categorie – non per gusto

Un menù cocktail che vende, è un menù cocktail leggibile.

Cerca una suddivisone che possa orientare il cliente verso le proprie preferenze, puoi orientarli con stile, intensità, esperienza.

Crea categorie chiare e facilmente intuibili, in modo tale da poter avere un cliente in grado di decidere in fretta, che porta ad un ordine più rapido, spesso più ordini e a dare più ritmo e velocità al servizio stesso.

Anche la chiarezza è una leva economica.

Limita il numero di cocktail

Per quanto questa sia la parte più controintuitiva dell’articolo, si, anche limitare il numero di cocktail è importante e necessario per avere un menù cocktail più profittevole.

Un menù troppo ampio porta a tre principali problemi, che dobbiamo evitare a tutti i costi:

  • Confusione del cliente – menù dispersivo
  • Rallenta il servizio – Domande, maggior tempo per scegliere
  • Aumenta sprechi ed errori – Magazzino ingestibile, personale difficile da formare sulle proposte

Un raggio di sostenibilità per la maggior parte dei locali varia fra i 12 ed i 18 cocktail, devi aggiungere una voce? Chiediti se la ragione è economica od emotiva.

Scrivi descrizioni che vendono, non cercare di impressionare.

Il cliente non legge il menù come un bartender, già.

Tanti bartender che si trovano a scrivere menù lo fanno con l’idea di impressionare clienti o colleghi, ma un menù cocktail profittevole non ha interesse nei confronti delle tue grandi doti di miscelatore, vuole farsi capire da chi paga il conto.

Descrizione efficace:

  • Breve
  • Focus sul gusto, non sulla tecnica
  • Riducono l’incertezza – parlano chiaro

Da evitare:

  • Ingredienti incomprensibili
  • Termini troppo tecnici
  • Storytelling alla odissea del top bartender che ha trovato l’ingrediente nel giardino della nonna sabato pomeriggio a sei anni e li ha capito che era destinato a diventare il miglior bartender della storia

Il menù deve aiutare a scegliere, non a dimostrare competenza.

Etichette di prezzo basate sulla logica, non sul confronto.

Spesso quando si prezzano i prodotti, si tende a buttare l’occhio sulla competizione.

Lo capisco perché l’abbiamo fatto tutti, spesso capita ancora anche a me di vedere prezzi di competitor diversi dai miei e sentirmi un po’ a disagio, o a mandare un preventivo e temere di essere “troppo caro”.

Questo non significa però che sia l’azione corretta e più furba da fare, infatti, il prezzo deve tenere conto di:

  • Posizionamento – chi sono?
  • Target – chi è il mio cliente ideale?
  • Struttura dei costi – che costi ho? Ci “sto dentro”?
  • Percezione del valore – che soglia di qualità voglio esprimere coi miei prodotti?

Il menù può essere un ottimo strumento per:

  • Creare ancore di prezzo – Inizia con signature e proposte originali più alte di prezzo
  • Guidare le scelte – Struttura il menù per portare l’occhio dove vorresti vada
  • Rendere alcuni cocktail più convenienti all’occhio del cliente – Un po’ un riassunto delle prime due voci

Il prezzo non è soltanto matematica e media nazionale, ma anche comunicazione.

Menù cocktail profittevole – Analisi delle vendite

Un altro punto importante per un menù cocktail profittevole, è fare in modo che, una volta che il menù si trova pubblico ed un po’ rodato, non dimentichiamo di monitorare le vendite.

  • Raccogli i dati
  • Osserva cosa vende
  • Confronta margine e venduto

Un’altra cosa importante una volta che abbiamo monitorato queste cose è valutare i nostri drink per sé, cercando di capire:

  • Quali proteggere
  • Quali spingere con la vendita (lavoro del personale)
  • Quali ottimizzare (nome, descrizione)
  • Quali purtroppo, vanno eliminati

Abbiamo capito che il menù è uno strumento vivo, dobbiamo di conseguenza mantenerlo in vita attraverso una gestione dinamica.

Aggiorna con criterio

Cambiare il menù e seguirne l’andamento, non significa che ogni mese ci dobbiamo trovare nella situazione di avere un menù nuovo, è molto importante avere un criterio di aggiornamento.

Aggiorna il menù quando:

  • I costi aumentano
  • Il comportamento del cliente cambia
  • Alcuni drink non lavorano più
  • Il team fa fatica a reggere il servizio

Dobbiamo capire che il menù non va difeso a prescindere, possiamo averlo strutturato bene, ma a volte si pongono davanti a noi delle variabili che ci “consigliano” di aggiornarlo.

Menù cocktail profittevole – Conclusione

Avere un menù cocktail profittevole significa passare da una creatività istintiva ad una buona gestione di essa, trasformandola in uno strumento sostenibile nel tempo.

Un buon menù è un grado di farsi carico di supportare il cliente nella scelta, il personale nella vendita e di rendere il locale solido nel tempo, proteggendo i suoi margini.

Abbiamo capito che la conseguenza è che non serve essere un gruppo enorme per applicare le strategie di menù engineering, è sufficiente avere a cuore il proprio locale, attraverso metodo, una buona raccolta dei dati ed una visione imprenditoriale, oltre che operativa.

Se avete piacere a prenotare una chiamata gratuita con noi, per discutere se possiamo essere la scelta adatta per costruire insieme un menù in grado di rispecchiare questo articolo, seguite questo link.

La chiamata è assolutamente gratuita e non c’è nessun obbligo di proseguire con il servizio.

Perché il tuo menù non vende (anche se i drink sono buoni)

Il tuo menù cocktail non vende, anche se hai drink buoni.

Perché il tuo menù cocktail non vende? In fondo fai ottimi cocktail, sempre apprezzati dai clienti, utilizzando ingredienti di qualità ed una squadra formata e competente.

Eppure eccolo li, il tuo menù, sempre un po’ impolverato e lasciato da parte dal cliente, che tende ad ordinare sempre i soliti cinque cocktail in ordine e combinazioni casuali.

Avrai sicuramente capito che nel tuo caso il problema non è nel bicchiere o nel servizio, ma nel menù ed a quello che vi sta intorno.

Questo articolo infatti non parlerà di gusto, ma di scelte imprenditoriali riguardanti il menù.

Buono non è vendibile.

Infatti, la parola buono, non significa vendibile, questo è un grande errore che fanno tanti imprenditori che hanno passato diecimila ore dietro al bancone prima di aprire la propria attività.

Abbiamo un focus quasi esclusivo sul prodotto finale, così intenso da dimenticare spesso il resto.

Infatti, per quanto possa dispiacerci, il nostro cliente non compra la tecnica, ma fiducia, chiarezza, riconoscibilità e possibilità di scegliere in fretta senza pentirsi.

Un menù pieno di bei drink, che però sono poco leggibili, crea un blocco decisionale.

Il menù è scritto per i clienti, non per i bartender

Un altro grande errore per cui il menù cocktail non vende, è il fatto che spesso presenta questi difetti:

  • Linguaggio del bartender
  • Termini decisamente troppo tecnici
  • Da tante cose per scontate

Questo ci porta ad una verità:
Il cliente medio non vuole sapere come hai fatto il drink.

Il nostro cliente cerca il prodotto che fa per lui, che vuole bere e che lo fa sentire a proprio agio, non cerca la storia di come hai fatto il cocktail più buono del mondo perché hai lavorato a Londra nel 2001.

Se deve sentirsi in bisogno di spiegazioni per ogni voce, il tuo menù non funziona.

Il menù cocktail non vende perché ha troppe opzioni.

Un’altra grande problematica è questa, ci troviamo davanti a menù che hanno decisamente troppe opzioni, un menù troppo ampio:

  • Confonde
  • Rallenta il servizio
  • Aumenta lo stress di tutti, clienti, team e pure il tuo
  • Abbassa il tasso di conversione, che si, esiste anche nel cartaceo

Dal punto di vista gestionale, più scelta non significa avere più cose e quindi vendere di più, significa far perdere il cliente e di conseguenza diretta portarlo verso i soliti quattro drink che ordina sempre, rendendoti uno dei tanti bar. (potenzialmente)

Drink che vendono, non vuol dire drink che rendono

Questo è un altro punto molto critico quando parliamo di costruzione del menù, parecchi bar hanno:

  • Cocktail che vendono tanto ma rendono poco
  • Cocktail che vendono poco ma rendono tanto

Il fatto che un prodotto sia molto popolare non implica che sia quello a portarti margine e vendite sane, devi iniziare ad analizzare i tuoi dati per capire se stai andando nella direzione giusta, altrimenti rischi che, anche a locale pieno, il menù stia lavorando contro di te.

Il menù è la tua guida

Infatti un altro motivo per cui un menù cocktail non vende, è il fatto che non fa da guida al cliente, limitandosi a lasciare le cose al caso, mettendo tutti i prodotti sullo stesso livello e non da valore alle tue scelte strategiche, rendendole di fatto nulle.

Un menù con una forte struttura, fa queste cose:

  • Suggerisce
  • Accompagna
  • Semplifica
  • Orienta

Questo perché un cliente non dovrebbe mai sentirsi perso davanti ad un menù, può avere il dubbio fra due prodotti, anche tre, ma se si sente completamente perso all’interno della tua proposta, allora stai facendo un’errore strutturale.

Il menù sbagliato rallenta il servizio (= rallenta le vendite)

Il menù con drink troppo complessi, privi di uno storytelling, con lunghe ricette e mille varianti, rischia di rallentare il servizio, compromettere la rotazione degli ingredienti e di avere difficoltà nel mantenimento di una qualità costante.

Un menù mal progettato infatti aumenta i tempi morti e riduce di netto i drink che serviamo durante un servizio.

Menù cocktail che non vende – Amor amor

Tante volte difendiamo il menù per orgoglio, senza guardare effettivamente i numeri.

Questa è una cosa che, se ci tocca, dobbiamo ammettere privatamente a noi stessi, infatti la costruzione di un menù, per quanto sia un bellissimo lavoro di espressione personale, deve essere anche uno strumento di lavoro, che ti permette di fare questo lavoro per più tempo possibile, attraverso la comprensione e l’ottimizzazione dei tuoi margini.

Se il menù non vende non va difeso e giustificato, ma accompagnato verso una versione migliore di sé.

Conclusione.

Il menù cocktail che non vende non è una cosa inguaribile o che porta disonore ad un titolare, è un semplice step in più.

Se sei riuscito a riconoscere che il tuo menù potrebbe essere migliorato, vuol dire che hai già fatto un passo che il 90% del settore non fa.

Il problema non è la qualità, nella maggior parte dei casi, ma come viene strutturato il proprio menù.

Un menù efficace deve lavorare per il bar, dimentica la domanda “quanto sono buoni i drink?” ed inizia a domandarti e stai effettivamente sostenendo ed aiutando la tua impresa attraverso il tuo menù.

Se vuoi sbloccare il pieno potenziale del tuo menù insieme a noi, visita questa pagina.

Menù Engineering per cocktail bar: cos’è e perché aumenta i margini

Menù Engineering nel bar

Il Menù Engineering nel bar è sottovalutato.

Questa pratica è ormai molto utilizzata nel mondo dei ristoranti, soprattutto quelli che conoscono bene i loro numeri e sanno come lavorare in modo strutturato, quando si parla di costruzione del proprio menù.

Nel mondo del Bar, questa ideologia sta timidamente prendo piede, non abbastanza però per potersi dire consolidata, non abbastanza per togliere l’idea che un menù sia, nel mondo del bar, più che “una lista”.

Il menù è uno strumento economico, incide direttamente su:

  • Marginalità
  • Velocità di servizio
  • Percezione del prezzo
  • Sostenibilità nel lavoro

Il menù engineering non è soltanto un termine “elegante”, ma la definizione della necessità di trasformare il menù da un semplice elemento creativo, ad una leva di controllo economica.

Menù engineering nel bar: Cos’è?

Il menù engineering nel bar non è nient’altro che un metodo di analisi che permette di valutare ogni drink in base a due grandi e fondamentali fattori:

  • Quanto vende
  • Quanto rende

Incrociando questi due semplici dati, possiamo smettere di andare a “naso” ed iniziare a decidere con criterio.

Non è una moda e non esiste soltanto nella ristorazione, è uno strumento per chiunque abbia un menù.

Ed è uno strumento molto potente.

Perché il menù è un problema in molti bar?

Molti cocktail bar si trovano ad avere menù che:

  • Crescono senza controllo (tantissime voci aggiunge ogni stagione)
  • Restano uguali per anni (rovescio della medaglia)
  • Contengono drink inutili
  • Contengono cocktail che lavorano in perdita (assurdo ma è così)

Il risultato? Un locale pieno, con un incasso relativamente buono, che ha tanto stress e ben poco margine.

Il menù engineering per bar fa proprio questo grande lavoro, cioè dare un riallineamento fra volume di lavoro e redditività di esso.

Le quattro categorie – Un applicazione pratica

Abbiamo già scritto un articolo sulle quattro categorie, ma è forse arrivano il momento di ripassarle un momento:

  • Star: vendono tanto, rendono tanto
  • Puzzle: vendono poco, rendono tanto
  • Plowhorse: Vendono tanto, rendono poco
  • Dog: Vendono e rendono poco

Questa classificazione, anche senza troppa esperienza, ci permette di capire cosa dobbiamo proteggere, spingere, ottimizzare ed eliminare.

Questo ci permette di fare un lavoro di ingegneria, che ha la caratteristica principale di non avere giudizi emotivi sui drink.

E si, abbiamo tutti i prodotti a cui vogliamo bene, ma a volte bisogna lasciarli andare.

Perché il menù engineering nel bar aumenta i margini?

Un’ottima domanda, in fondo cosa mi porta dal sapere cosa lavora bene e cosa no, all’aumento del margine?

L’aumento del margine in questi lavori è dovuto principalmente a benefici concreti e dimostrabili, quali:

  • Riduzione del numero di cocktail in perdita
  • Miglioramento del mix di vendita
  • Aumento dello scontrino medio
  • Maggiore controllo sui costi (con la tracciabilità)
  • Meno stress sul banco (menù che punta articoli specifici)

Non possiamo aspettarci di aumentare il margine alzando i prezzi a caso, possiamo però aspettarci di farlo guidando le scelte del cliente, cosa che possiamo fare soltanto con un menù studiato.

Benefici per squadra e servizio

Infatti, con il menù engineering nel bar, non andiamo a migliorare soltanto i nostri margini e la struttura interna del nostro menù, andiamo a portare beneficio anche alla nostra squadra.

Come? Devo sapere che un menù progettato male o proprio non progettato, porta a dei forti svantaggi, quali confusione, rallentamenti, errori e pressione sul personale.

Possiamo anche dire il contrario, cioè che un menù progettato con criterio porti:

  • Servizio più rapido
  • Ricette più semplificate e ripetibili
  • Riduzione dell’errore umano (menù strutturato = miglior materiale da consultare)
  • Miglioramento della qualità (attraverso la ricerca di ciò che vende ed non, saremo più in linea con le preferenze del cliente)

Con questo avrete capito che il menù engineering è anche uno strumento che da supporto al personale, non solo alla vendita.

Ma se è così bello, perché viene spesso ignorato?

Il menù engineering nel bar viene spesso ignorato per quattro motivi principali:

  • Paura di “snaturare” il proprio locale: C’è la credenza che studiare il menù su dati oggettivi porti il locale a diventare una fotocopia di altri, la realtà è il contrario, un menù disordinato spesso fa dimenticare un locale.
  • Attaccamento emotivo ai drink: Facciamo il nostro menù con quello che ci piace, il che è giusto. A volte è difficile cambiare quando si ha creato qualcosa personalmente.
  • Mancanza di dati: Altri locali lavorano tanto e, senza la consapevolezza di aver poco margine, pensano semplicemente vada bene così.
  • Convinzione che “basta essere creativi”: Non basta, neanche le gallerie d’arte basano tutto sulla creatività.

Possiamo essere sicuri del fatto che il menù engineering non vada ad eliminare la creatività, semplicemente la rende sostenibile, cedendo un po’ di spazio all’economia interna.

Serve sempre applicare il menù engineering?

Risposta breve: no.

Risposta giusta, ci sono dei casi in cui il menù engineering nel bar è un’opzione, un qualcosa in più che da beneficio al proprio locale, ma non una necessità.

Domanda logica, quando diventa una necessità.

Beh, se il tuo locale rispecchia una di queste affermazioni, allora è meglio valutare seriamente di adottare questa strategia:

  • Il locale lavora bene, ma guadagna poco
  • Il menù è diventato enorme
  • I costi sono aumentati ma i prezzi dei tuoi prodotti, no.
  • La squadra è sotto pressione (si, aiuta)
  • Vuoi fare un salto di livello gestionale

Conclusione

Il menù engineering nel bar è una cosa fantastica ed un viaggio che ogni titolare di Bar dovrebbe fare, anche solo per poter sperimentare consapevolmente con il proprio locale, creando qualcosa che gli piace di più, con una consapevolezza maggiore rispetto a ciò che vende.

Non si parla di teoria da manuale, ma uno strumento pratico che ci portiamo giorno per giorno durante i nostri percorsi di gestione, che aiuta ad avere un maggiore controllo, margini più sani e meno improvvisazione, per creare un locale più sostenibile nel tempo.

Se vuoi lavorare con noi per creare un nuovo menù, allora visita questa pagina, ti aspettiamo per una chiamata conoscitiva TOTALMENTE GRATUITA.

Open Bar economico vs professionale – le principali differenze

Open Bar economico vs Professionale: Le differenze che NESSUNO spiega.

Open Bar economico vs Professionale.

Quando si organizza un evento ci sono tante cose a cui personale, spesso, ci si trova nella situazione di aver necessità di risparmiare.

Molto probabilmente, se state leggendo questo articolo, state valutando di tirare un po’ indietro con la spesa sull’Open Bar.

“Alla fine, sono soltanto drink” questo è il pensiero più comune, non è sbagliato, ma si può valutare con contesto.

In questo articolo infatti, andremo a vedere quali sono le differenze fra un servizio che è soltanto economico ed uno che sa essere professionale.

Vedremo, prima, dopo e durante l’evento.

Queste differenze, non vengono generalmente spiegate nei preventivi, ecco cosa rende così importante questo articolo.

Open Bar economico vs professionale: partiamo dal prezzo.

Il prezzo è infatti la cosa che impatta maggiormente quando dobbiamo andare a fare una valutazione fra due servizi, l’Open Bar esclusivamente economico, lavorerà con questi obiettivi:

  • Ridurre i costi iniziali
  • Offrire un pacchetto minimale
  • Limitare materiali, personali e tempistiche

Tutte queste cose, sono ottime, perché appunto una grande influenza sui costi, che devono essere abbattuti per poter offrire un servizio sostenibilmente economico.

Andiamo però a vedere delle considerazioni che fa l’Open Bar professionale:

  • Costruisce i prezzi sulla struttura dell’evento
  • Include margini di sicurezza (in termini di materiali e prodotti)
  • Considera logistica, ritmo e qualità.

Se parliamo di eventi non standard, è importante prendersi un momento per ragionare sul servizio insieme a chi ci offre l’Open Bar.

Il prezzo basso non è di per sé una problematica, ma bisogna vedere se vengono escluse delle cose che per noi non sono negoziabili nel servizio.

Prima del servizio.

Per fare la nostra prima distinzione di Open Bar economico vs professionale, dobbiamo essere certi di come ci sentiamo prima del servizio.

Siamo sicuri, tranquilli? La persona con cui abbiamo parlato ci ha fatto sentire a nostro agio?

Caratteristiche di un Open Bar solo economico

  • Preventivo molto generico: Non c’è specificato durata ne altro, è solo un prezzo.
  • Poche domande sull’evento: Il personale non ci fa nessuna domanda o non ci spiega nulla sul funzionamento
  • Tutto sembra “standard”: Non c’è un approccio personale
  • Focus esclusivamente sul prezzo

Open Bar professionale:

  • Domande precise
  • Si parla di orari e tipologia di evento (se non specificato prima)
  • Piccola panoramica sul funzionamento
  • Preventivo più dettagliato/Personale aperto a domande da parte tua

C’è una grande differenza fra vendere un pacchetto di cocktail e lavorare insieme per un evento.

Tante volte ci troviamo davanti a clienti con necessità standard, che possono prenotare direttamente online, ed in questi casi nella maggior parte dei casi l’evento è molto semplice da organizzare.

Qualora invece tu abbia bisogno di specifiche, cerca un servizio che ti permetta di chiarire e di fare domande, che non ti metta fretta per versare una caparra o firmare un contratto prima che tu abbia una totale sicurezza.

Open Bar economico vs professionale – Cosa noto durante l’evento?

Durante l’evento ci sono parecchie cose che anche un occhio meno esperto può notare.

La cosa che salta più facilmente ai nostri occhi è come vengono gestite le code e le attese.

Open Bar solo economico:

  • Code frequenti ed Ospiti che aspettano
  • Drink che perdono qualità durante il servizio
  • Baristi sempre di corsa
  • Atmosfera caotica

Open Bar Professionale:

  • Servizio fluido
  • Poche attese
  • Drink sempre uguali
  • Baristi presenti ma non invadenti
  • Sensazione di evento “fluido”

Dopo l’evento

Il dopo ti fa realmente capire se ti sei affidato ad un Open Bar professionale e che puoi richiamare nel tempo e condividere con i tuoi amici in caso di necessità.

Open Bar economico vs professionale:

Economico: Poco memorabile, nessun grosso problema, dimenticato il giorno dopo.

Professionale: Ospiti che commentano positivamente, ricordo dell’esperienza non solo della festa

Inoltre un servizio Bar professionale si assicura che il servizio sia andato bene, chiedendo.

Cose che NESSUNO dice.

La vera differenza non è nel costo del servizio, il preventivo è soltanto il primo aspetto che dobbiamo considerare quando prendiamo in considerazione un servizio importante quanto quello del bar.

Dobbiamo valutare la sensazione di connessione che abbiamo con l’organizzatore, quanto facilmente riusciamo a comunicare ciò che vogliamo e quello che ci aspettiamo.

La struttura è la componente principale di un Open Bar professionale, infatti, un Open Bar solo economico, reagisce ai problemi, mentre un Open Bar veramente professionale, li anticipa.

Se stai organizzando un evento semplice ed informale, un Open Bar economico può essere sufficiente per avere un tocco in più.

Se invece hai bisogno di un evento con un ritmo solido, nel quale contano esperienza ed atmosfera, allora è meglio sempre chiedere una call o od un incontro con chi organizza l’Open Bar, in modo tale da vedere quanto siete allineati nel servizio.

Volete conoscerci meglio, seguiteci su Instagram.

Se invece volete scoprire qualcosa di più sul nostro servizio di Open Bar, vi invito a visitare la nostra pagina, spero di leggere presto un vostro messaggio!

 

Quanti drink servono per un evento? Guida realistica ai consumi

Quanti drink servono per un evento? Andiamo a fare una stima REALE.

In effetti, tante volte ci troviamo a pensare ma quanti drink servono per un evento? C’è chi dice 2, chi 3, chi 2.5 per le donne 3.5 per gli uomini e chi calcola a naso in base alle bottiglie che ha in magazzino.

Per un approccio corretto, è importante andare ad imparare a leggere fattori chiave di ogni evento, quali tipologia, durata, tipologia e stile.

Abbiamo scritto questa piccola guida per un approccio realistico e pratico, che ti permetterà di avere una maggior stima dei consumi.

Questo piccolo articolo ti aiuterà anche a ridurre gli sprechi ed al tempo stesso il rischio di rimanere senza cocktail verso la fine dell’evento.

Perché è così importante stimare correttamente?

Sottostimare i consumi porta a problemi enormi durante un servizio bar, quali:

  • Bar vuoto troppo presto – reputazione
  • Ospiti insoddisfatti – reputazione/recensioni negative
  • Stress organizzativo – insostenibile a lungo termine per te e l’azienda

Sovrastimare può sembrare meglio, ma nasconde anch’esso delle insidie, quali:

  • Budget sprecato – riduzione dei margini, rischio di collasso sul lungo termine
  • Materiale inutilizzato – problemi inventariali quali magazzino troppo pieno
  • Gestione inefficiente – scarsa ottimizzazione = sviluppo aziendale lento/inesistente

Questi sono i principali motivi per i quali un servizio professionale lavora sempre su stime ragionate, evitando i numeri casuali.

Quanti drink servono per un evento, dipende molto da quanti ospiti sono presenti

Infatti, un errore chiave è semplicemente moltiplicare il numero di ospiti per il numero di drink, portandoci inevitabilmente nell’eccessiva semplificazione.

Quando pensiamo agli ospiti, pensiamo a delle specifiche:

  • Quanti bevono? – Basiamoci sul numero di analcolici e parlando con il cliente
  • Età media – Chiediamo al cliente o ad intuizione (i.e. lauree e diciottesimi)
  • Tipologia di pubblico – Parlando con il cliente cerchiamo di capire il mood della festa
  • Momento della giornata – Aperitivo, piscina, after-dinner, questo influisce molto sui consumi

Non tutti bevono allo stesso modo e non tutti consumano alcolici, per questo è importante andare a capire in quali eventi dobbiamo farci molto carico ed in quali possiamo andare più tranquilli.

La durata dell’evento

Ci sono ovviamente vari tipi di Open Bar, nei quali dobbiamo prendere diverse considerazioni, facciamo degli esempi standard sulle durate:

  • Eventi brevi (2-3 ore) – Consumo concentrato ed immediato, alto carico ma tendenza a poche consumazioni
  • Eventi di media durata (4-5 ore) – Consumo distribuito e maggiore rispetto al breve
  • Lunghi eventi (6+ ore) – Consumo simile all’evento di media durata, ma più variabile e con probabilità di picchi

Ricordiamo che più l’evento è lungo più ci troviamo davanti al dover gestire i picchi con astuzia, non tanto sulla quantità, ma sul controllo costante delle nostre risorse.

Oltre che sull’ottimizzazione del servizio.

Quanti drink servono per un evento? – Dipende dalla tipologia

Ci sono alcune regole non scritte che possono servirci da punto di partenza quando andiamo a valutare il consumo medio.

Questo non significa che siano da utilizzare, come detto nel primo punto, come leva  per una moltiplicazione, ma che sono semplicemente indicativi su ciò che è la media per questo tipo di evento.

  • Matrimonio – Dai 3 ai 5 drink a persona
  • Festa privata/compleanno – 3/4 drink a persona
  • Evento aziendale – 2/3 drink a persona
  • Open Bar notturno – Dai 5+, dobbiamo stare belli larghi in questi casi

Queste sono ottime basi di partenza per chi si trova  per la prima volta a gestire un evento, è capitato anche a noi di arrivare quasi a secco.

Possiamo correggere la volta dopo, l’importante è riuscire a gestire al meglio le nostre risorse, queste medie possono essere d’aiuto quando non sappiamo da che parte girarci.

Tipologia di cocktail

Anche il tipo di cocktail che serviamo andrà ad influire indirettamente sul numero di prodotti che andremo a servire nell’arco di un evento.

Infatti, cocktail leggeri avranno consumo più alto, mentre gli analcolici un consumo più lento.

I cocktail complessi, per eventi che hanno struttura importante come servizio in vetro e decorazioni dettagliate, andranno ad avere tempi di bevuta più lunghi.

Un menù semplice avrà un flusso più rapido, aumentando di conseguenza le consumazioni.

L’importanza del ghiaccio

Un fattore molto critico che frega davvero tante persone quando si occupano di organizzare un evento di open bar è il ghiaccio, infatti, il ghiaccio, non solo è complicato da calcolare, ma ogni minuto che passa, diminuisce!

Inoltre, senza ghiaccio, nessun cocktail riesce a reggere in questi eventi, perché fondamentale per la ricetta e la qualità del prodotto.

Senza ghiaccio il servizio, si congela (eheh) e perdiamo sia velocità, che qualità, che reputazione.

Un calcolo ottimale? 180g per drink e poi arrotonda per eccesso, non dirlo a nessuno!

Il margine di sicurezza su quanti drink servono per un evento, è la chiave

Non possiamo pensare di arrivare calcolando tutto al millimetro, perché i millimetri non esistono in questi lavoro.

L’abbondanza è ciò che ci salva, a patto che non sia eccessiva, come abbiamo ben visto prima.

Un margine realistico ti evita di andare in emergenza, di gestire eventuali imprevisti e di garantire la continuità del servizio.

Meglio un piccolo surplus che un Open Bar bloccato, noi cerchiamo di lavorare con un 20% costante di margine.

Perché affidarsi ad un professionista?

Avete visto prima la nostra piccola guida per gestire da soli il proprio Open Bar, che è veramente ottima qualora vogliate fare qualcosa di casalingo, mentre non vi è interessata se siete professionisti, ovviamente nell’ultimo caso potete saltare questo paragrafo.

Tuttavia, un servizio professionale vi offre dei vantaggi che il casalingo non può darvi:

  • Analisi dell’evento
  • Stima reale dei consumi (fatta con esperienza)
  • Adattamento del menù al contesto
  • Gestione del ritmo e dei flussi
  • Ottimizzazione di materiali e costi

Non dovrai fare calcoli ed andare in giro a recuperare cose, ma potrai semplicemente goderti il tuo evento privato.

Conclusione

Capire quanti drink servono per un evento non è un gran complicato, basta attenzione e capacità di riconoscere il contesto, una cosa viene richiesta però – smettere di andare a sentimento.

Ogni evento ha la sua particolarità, con un approccio realistico possiamo evitare sprechi e garantire un servizio impeccabile.

Se hai bisogno di un Open Bar o di un Barman per darti supporto nei tuoi eventi, clicca questo link, saremo felici di ricevere un messaggio od una prenotazione da parte tua!

Open Bar per matrimoni: cosa include un servizio professionale

Open Bar per matrimoni: cosa include un servizio professionale

Quando si parla di Open Bar per matrimoni, si rischia di cadere nell’errore di pensare soltanto ai cocktail.

In realtà, un servizio professionale è molto di più: si parla di una buona organizzazione, una gestione del tempo di servizio.

Questo oltre che una buona qualità delle materie prime, esperienza del bartender ed attenzione ai dettagli che soltanto un servizio personalizzato può fornirci.

Andiamo, in questo articolo, a scoprire cosa include davvero un Open Bar professionale, in modo da evitare sorprese e scegliere un servizio all’altezza di un giorno così importante.

Perché scegliere un Open Bar per matrimoni?

Il matrimonio è un’evento unico nel suo genere, che presenta due caratteristiche molto importanti:

  • Tempi precisi
  • Alte aspettative

Nessuno vuole un servizio bar che sia approssimativo all’interno di un matrimonio, perché andrebbe ad infrangere le aspettative sia vostre, che dei vostri ospiti.

Un Open Bar improvvisato contiene delle insidie quali: code interminabili, drink di scarsa qualità, poca organizzazione e stress per gli sposi.

Uno stress che può tranquillamente venire evitato se affidato ad un servizio professionale ed in grado di avere una buona comunicazione prima e durante l’evento.

Un servizio professionale garantisce fluidità, qualità e tranquillità per tutti.

Andiamo insieme a vedere cosa nello specifico, porta un Open Bar a poter venire definito veramente professionale:

1 – Personale qualificato ed adatto agli ospiti

Non possiamo pretendere di trovare un Open Bar di alta qualità se non ci assicuriamo che abbia il giusto personale, come possiamo scoprirlo? Semplicemente parlando con l’organizzatore o con chi ci approccia quando ci mettiamo in contatto con il servizio che si occupa dell’open bar.

Se l’operatore è sicuro di quello che sta dicendo, se vi presenta con chiarezza il servizio e risponde alle vostre domande, ci sono buone possibilità che il personale sia formato ed in grado di reggere un evento importante come un matrimonio.

Non abbiamo paura di chiedere quanti bartender sono previsti per il nostro evento, oltre che ogni cosa ci possa venire in mente, in fondo, è il nostro giorno speciale, dobbiamo avere ogni risposta prima di scegliere un servizio.

2 – Menù studiato per un Open Bar per matrimoni

Anche se si tratta di un semplice Open Bar, il menù va discusso con il bartender per fare in modo che le cose vadano per il verso giusto.

Che preferenze hanno i nostri ospiti? Abbiamo bisogno di analcolici? Cosa serve? Tutto va visto e vissuto con l’organizzatore, così da portare i cocktail più in linea possibile con le nostre idee.

A volte pensiamo che la nostra idea possa stupire gli ospiti, a volte lo fa, a volte invece va un po’ rivista, la cosa certa? Un servizio di Open Bar preparato è in grado di vedere insieme a te il menù, così da portare il miglior risultato possibile.

La selezione cocktail deve essere bilanciata, pensata per i nostri ospiti, con ricette ottimizzate e soprattutto contenere opzioni per soddisfare tutti gli ospiti.

Soltanto un servizio preparato può garantire questo, come riconoscerlo?

Non aver paura di chiedere dettagli sul menù od un piccolo menù di prova prima di prenotare il servizio.

3 – Attrezzature e materiali inclusi

Per un open bar per matrimoni che si rispetti, dobbiamo fare in modo che non ci si presenti a mani vuote.

Il servizio professionale ha a disposizione i mezzi per servire i nostri ospiti, quali:

  • Un bancone bar professionale (se necessario)
  • Shaker, utensili ed attrezzature
  • Bicchieri idonei e materiali di servizio

Specifichiamo con il servizio che tipologia di bicchieri vogliamo, se abbiamo qualche idea particolare e se abbiamo bisogno di un banco bar mobile, soltanto così l’evento può corrispondere esattamente a ciò che desideriamo.

4 – Materie prime di qualità.

Anche qui si apre un mondo, per un open bar per matrimoni, è indispensabile ci siano le materie prime della giusta qualità per garantire una soddisfazione totale dei nostri ospiti.

Un servizio professionale utilizza:

  • Distillati di qualità
  • Ingredienti freschi
  • Succhi e soft-drink di qualità
  • Decorazioni curate e presenti!

La qualità delle materie prime incide direttamente sul risultato finale e sulla percezione dei nostri ospiti.

Qui ovviamente non possiamo chiedere ad un organizzatore se utilizza materiali di qualità, possiamo però fare una piccola ricerca in rete, andando a guardare le recensioni del servizio.

Spesso ci svelano molto!

5 – Gestione dei tempi dell’evento

Un Open Bar per matrimoni ha un tempo pre-stabilito con l’organizzatore, questo è un punto che l’ospite non vede.

Ma è molto importante che il servizio bar lavori in sinergia con wedding planner per garantire che l’Open Bar apra in orario, rispetti i ritmi del servizio, sappia gestire i picchi e dia continuità fino a fine del servizio.

Puoi chiedere feedback alla tua wedding planner se la hai, se no, come prima, è importante consultare le recensioni del servizio che si vuole scegliere.

6 – Logistica, trasporto e montaggio

Tante piccole cose, alla quale è meglio prestare attenzione.

Un ottimo servizio garantisce il trasporto ed il montaggio di tutto il materiale, incluso il banco bar, oltre che l’adattamento agli spazi della location.

Assicuriamoci che il bartender comunichi in modo chiaro ed efficace il suo posizionamento nella location e che lo rispetti nell’allestimento, accordiamoci per quanto riguarda il montaggio o smontaggio, così da sapere se lo affida ad una ditta esterna (i.e. noleggi di attrezzature).

7 – Sicurezza e responsabilità

Ultimo ma non ultimo, la sicurezza e la responsabilità sono due ruoli chiave quando parliamo di un servizio di Open Bar per matrimoni che si rispetti e che rispetti l’integrità e la salute del cliente.

Un ottimo bartender non solo fa da bere, ma si occupa anche del servizio responsabile degli alcolici, della gestione degli ospiti, ordine e pulizia sulla postazione ed infine, presta attenzione alle normative vigenti, che non sono mai sotto alle libertà che ci si prende durante il servizio.

Specialmente in eventi di grandi dimensioni, la responsabilità del bartender gioca un ruolo incredibilmente importante.

Conclusione – Open Bar per Matrimoni: Come scegliere un servizio professionale

Scegliere un Open Bar per matrimoni, non è cosa facile, significa investire in serenità, qualità ed organizzazione.

Non si tratta soltanto di servizio cocktail, ma anche di fornire un servizio strutturato che contribuisca in modo decisivo al successo di una data così speciale.

Un Open Bar ben progettato diventa uno dei ricordi più apprezzati dagli ospiti, anche in cerimonie semplici e piccole, può davvero fare la differenza.

Chiunque scegliate, non dimenticate di avere rispetto del professionista e di fare con gentilezza ogni domanda che vi sentite di fare, ovviamente noi, non possiamo far altro che consigliare il nostro servizio di Open Bar, sperando avere il piacere di ricevere un vostro messaggio.

La quattro categorie nel menù engineering | Flamingo Brescia

Le quattro categorie nel menù engineering.

Le quattro categorie nel menù engineering? Ma cosa sono? Andiamo passo per passo, il menù engineering infatti, è uno degli strumenti più potenti che tu possa avere a disposizione all’interno del tuo locale.

Non si tratta soltanto di creatività od estetica, ma di un’analisi strategica delle vendite per capire quali sono i prodotti che funzionano davvero e quali, invece, stanno purtroppo soltanto occupando spazio all’interno del tuo menù.

Alla base di esso, sono presenti quattro categorie principali, disposte in quattro riquadri, che rispondono con “alta” o “bassa” e due caratteristiche: popolarità e marginalità.

In breve, vende tanto? Ci guadagni?

Dall’incrocio di questi elementi nascono le nostre amate quattro categorie, fondamentali per strutturare un menù che funziona e soprattutto che alza nettamente la spesa media all’interno del tuo locale.

Essendo l’ingegneria del menù, come tantissimi metodi utilizzati al giorno d’oggi, importati dagli Stati Uniti, andremo ad utilizzare i termini in inglese, seppure io non sia un grande amante dell’inglesizzare le cose.

L’importante è che facciamo tesoro dei concetti, andando ad applicarli al nostro prossimo menù.

1 – STAR (Alta popolarità, alta marginalità)

Ho deciso di iniziare subito con il pezzo forte perché è su questo che noi dobbiamo avere la maggior concentrazione.

infatti, questo tipo di prodotto è ciò che vogliamo avere all’interno del nostro menù, quello che vogliamo (e dobbiamo) favorire durante la costruzione del nostro menù.

Parliamo quindi di cocktail che vendono facilmente, rendono bene, piacciono al pubblico e rappresentano l’identità del tuo locale.

Cosa dobbiamo fare con le nostre stelline?

Beh, sicuramente dobbiamo valorizzarle! Mettendole in uno spazio evidente all’interno del nostro menù, in modo tale che l’occhio del cliente cada proprio su di loro.

Possiamo proteggerli, evitando di aumentarne il prezzo se non per motivi giustificabili e soprattutto, dobbiamo evitare di modificarli spesso ed utilizzarli come punto di riferimento all’interno della nostra carta.

Infatti, sono proprio loro, il cuore del menù.

2 – Puzzle (Alta marginalità, bassa popolarità)

I nostri enigmi, sono cocktail che ci fanno guadagnare, certo, ma al tempo stesso possono lavorare meglio, perché davvero poco popolari.

Il nostro lavoro qui sarà quello di cercare di dargli una spinta, lavorando sui problemi più comuni che possono causare la scarsa popolarità del prodotto.

Ho voluto lasciarvi un piccolo evento delle principali cause, che può sicuramente aiutare quando ci troviamo davanti a questa situazione:

  • Nome poco chiaro → Facciamo una ricerca e rinominiamo il nostro drink
  • Descrizione poco efficace → Semplifichiamo la descrizione
  • Posizione sbagliata nel menù → Cambiare la posizione
  • Percezione del prezzo → Fare ricerca di mercato, se prezzo adeguato aggiungere storytelling
  • Troppo complessi → Aggiungiamo contesto ed enfasi in descrizione

Molte volte, facendo questi aggiustamenti il nostro enigma verrà risolto, trasformandolo in una delle nostre amate stelle.

3 – Plowhorse (Bassa marginalità, alta popolarità)

Questi sono i nostri cavalli, quelli che tirano la carrozza ma si stancano, non hanno alto margine ma sono importanti, perché comunque fanno un gran lavoro.

Sono quindi cocktail molto richiesti, con costi elevati di materia prima, ma che sono difficili da togliere perché storici o popolari.

Cosa possiamo fare con questi drink? In realtà, non c’è tanto da fare, sono posizioni abbastanza scomode.

Tutto ciò che possiamo fare è valutare se è possibile prendere in considerazione un aumento di prezzo, una revisione delle dosi (o del bicchiere) o se si può ottimizzare la ricetta.

Un ultimo step che possiamo fare? Formare il nostro personale per spingere i nostri puzzle anziché questi drink.

Questa categoria non va eliminata perché poco profittevole, ma va gestita con attenzione, soltanto quando la popolarità sarà scesa, attraverso il nostro minuzioso lavoro di ingegneria, possiamo considerare di eliminarli, non prima!

4 – Dogs (Bassa marginalità, bassa popolarità)

Insomma, un gran bel disastro.

Questi sono i drink peggiori del menù, quelli che non vendono, quando vendono, non rendono e che portano soltanto il cliente in confusione.

Riflettendo abbiamo tutti avuto a che fare con questi prodotti, ricordo un mio vecchio posto di lavoro che aveva dei cocktail inventati da un semi-bartender, che vendevano circa una volta a stagione, erano imbevibili, costosi e nonostante il costo non marginavano perché carichi di alcol in modo imbarazzante, questi, sono i dogs.

Cosa possiamo fare con questi prodotti? Beh, ovviamente tutti di noi diremo eliminarli!

Che è un’ottima strategia, però, se non vogliamo ridurre troppo il menù, possiamo sostituirli con qualcosa di più vendibile con un profilo simile, oppure, per i più creativi, prenderli di petto e reinventarli completamente, sia a livello di ricetta, che di nome e descrizione.

Insomma, l’unica cosa che non dobbiamo assolutamente fare è tenerli nel nostro menù, così come sono, questo significherebbe soltanto sprecare spazio, inchiostro, profitto ed opportunità.

Perché le quattro categorie nel menù engineering sono così importanti?

Analizzare il proprio menù seguendo queste quattro categorie, ci da una grandissima opportunità, cioè quella di prendere decisioni basate su numeri e statistiche, di aumentare i nostri margini, di semplificare il nostro menù, di migliorare l’esperienza del cliente e soprattutto di rendere il nostro bar più sostenibile nel tempo.

Perché non solo abbiamo un menù che funziona oggi ma un menù che può stare al passo coi tempi, e, con una buona dose di conoscenza, possiamo prenderci la mano ed iniziare a pubblicare menù stagionali, in grado di tenere il nostro bar sempre fresco ed al passo con tempi e tendenze.

Conclusione – Le quattro categorie nel menù engineering

Conoscere le quattro categorie nel menù engineering è come avere uno strumento in più nel proprio quotidiano, oltre che dare un senso alle nostre vendite, permettendoci di lavorare in modo strategico e con passione verso la nostra proposta, che non sarà più un foglio stampato da dare al cliente, ma una sfida quotidiana verso il miglioramento.

Il menù che funziona davvero non è quello che ha più drink al suo interno, ma quello che lavora per il tuo locale.

Cocktail Menù che vende: La guida per il 2026

Cocktail menù che vende? non è un’impresa facile e nemmeno scontata, come sappiamo il menù cocktail è uno dei giocatori chiave per il funzionamento di un locale, in quanto svolge il duro lavoro della vendita indiretta, una fra le chiavi per il successo di un locale.

Infatti un menù progettato bene non è una lista ordinata di proposte, ma un vero e proprio motore per la vendita.
Come tutti i motori deve essere ben costruito, ben oliato ed idoneo alla macchina che deve portare da punto A a punto B.

In questa guida impareremo a creare un menù cocktail secondo i trend e gli standard che ci aspettiamo per il 2026.

Cocktail Menù che vende, regola 1:
Chiarisci la tua identità per il 2026

Il primo punto per creare un menù cocktail è sicuramente avere un’idea chiara ed una struttura che vogliamo dare la nostro locale per l’anno nuovo.
Ecco delle semplici domande da porci prima di iniziare a lavorare alla nostra carta per l’anno nuovo:

  • Che tipo di esperienza voglio offrire al cliente?
  • Qual è il mio target ideale per il 2026?
  • In qualche fascia di prezzo voglio posizionarmi?

Ricorda che il menù deve prima di tutto comunicare l’identità del locale, dando un’idea chiara al nostro cliente ancora prima che ordini qualcosa da bere.

Cocktail Menù che vende, regola 2:
Scegli drink strategici (oltre che buoni)

Una delle differenze chiave fra un cocktail menù che vende ed uno che, purtroppo, non funziona, è la strategia in uso per la selezione.
Tante volte nel processo di creare un menù cocktail si dimentica l’importanza di sfruttare una selezione pensata con intelligenza e senso di vendita.
Alcuni esempi di strategia possono essere:

  • Cocktail ad alta marginalità
  • Ricette veloci e ripetibili
  • Prodotti locali o sostenibili
  • Twist on classic facili da capire (per il cliente!)

Tutto questo può essere riassunto in una regola semplice: meno

complicazioni e più resa economica e operativa.

Cocktail Menù che vende, regola 3:
Applica i principi del Menù Engineering

L’ingegneria del menù è la chiave per il successo della nostra proposta, infatti, una proposta che rispetta tutte le condizioni riportate sopra, rischia di essere poco efficace se non in sinergia con un menù studiato per garantire (o quasi) una buona vendita indiretta.
Ecco le principali linee guida per un menù ben ingegnerizzato:

  • Posizionamento strategico: Ricorda che esistono zone del tuo menù che vengono, tendenzialmente, notate di più.
    Per esempio la parte in alto a destra è di media la più letta, sfrutta questa tendenza per posizionare li i tuoi cocktail di punta (alta popolarità + alto margine)
  • Ancora di prezzo: Crea un drink premium più costoso per far percepire gli altri più accessibili.
    Attenzione! Non si parla di essere disonesti, il drink premium deve essere più costoso ed offrire di più, non un cocktail normale che costa di più. Ricordiamo che l’etica rimane sempre la parte più importante di ogni cosa che ha a che fare con il nostro locale.
  • Descrizioni brevi e chiare: Quest’anno c’è un effetto “brainrot”, la gente cerca cose veloci e semplici, sintetizza in 8-12 parole cercando di impattare quanto possibile, rimanendo sempre nella realtà e nel tangibile.
  • Icone semplici: Puoi utilizzare icone per aumentare la velocità decisionale, aiutando il cliente ad orientarsi attraverso i simboli.

Per creare un cocktail menù che vende nel 2026, queste sono informazioni essenziali ma che aiutano a fare qualcosa in più al nostro menù, cerchi qualcosa in più? Leggi il nostro articolo “Menù cocktail che fa vendere e come costruirlo“.

Cocktail Menù che vende, regola 4:
Cura il design, l’estetica è una gran venditrice.

L’occhio vuole la sua parte, questo è un detto che abbiamo sentito dire per molto tempo e mai è stato vero quanto quest’anno,
L’estetica ad oggi è davvero una leva molto forte ed importante, in grado di creare un menù che si vuole leggere.
Ecco le principali tendenze che prevediamo per il 2026:

  • Layout minimale ma elegante
  • Colori coerenti con l’identità del locale (non un trend, ma molto importante)
  • Font leggibili, minimal e moderni.
  • Spaziatura ampia
  • Immagini SOLO se professionali e coerenti (niente coppette blu incollate con paint)

Il design al giorno d’oggi non è un extra, influisce molto sulla proiezione di spesa del cliente, cosa vuol dire? Più il menù è bello più il cliente accetta di spendere, sembra una cavolata, ma è così.

5. PRIMA di stampare, testa e analizza

Un cocktail menù che vende è un cocktail menù testato, infatti, prima della stampa finale è ideale fare questi test:

  • Testa le velocità di preparazione dei drink
  • Fai un test sul pubblico di proposte nuove
  • Richiesta effettiva dei cocktail, analizza le voci e vedi se ci sono cocktail spendibli, cioè che possono essere eliminati perché davvero poco richiesti
  • Rapporto tempo/profitto

Un cocktail menù che vende è costruito su dati reali, non su proiezioni.
Per quanto non possiamo effettivamente prevedere quanto il menù funzioni al 100%, possiamo limitare le variabili attraverso i piccoli test riportati sopra.

6. Accortezze finali

Anche quest’anno valgono le altre piccole regole d’oro che ci hanno accompagnato durante il 2025, cioè:

  • Rimanere sui 12-18 cocktail totali, troppi cocktail = confusione
  • Suddividi chiaramente in 3 o 4 categorie
  • Tieni almeno 3 bestseller stabili
  • Se possibile, almeno 2 signature cocktail del locale per fidelizzazione ed identità del locale
  • Aggiorna il menù possibilmente su base stagionale – questo ti permette di valutare la redditività dei cocktail e di fare variazioni in tempo reale, oltre che mantenere fresca la percezione del locale agli occhi del cliente.
  • Tieni monitorati i costi delle materie prime
  • Aggiorna il menù se un cocktail non vende proprio o se devi aggiungere un signature che durerà nel tempo

In poche parole, creare un cocktail menù che vende è un lavoro quasi giornaliero, richiede attenzione al dettaglio, estetica, psicologia ed una buona dose di strategia.
Il modo migliore per costruirlo rimane tenere un buon rapporto con i propri clienti, andando a scoprire sempre di più cosa preferiscono e come possiamo adattarci per aumentare lo scontrino medio e la reputazione del nostro locale.
Infatti, un menù ben costruito può davvero essere in grado di tenere un locale sulle spalle, la buona notizia? Non è mai casuale, è un metodo replicabile.

Vuoi lavorare con noi al tuo prossimo menù, scopri il nostro servizio di menù engineering.
Vuoi conoscerci un po’ di più? Seguici su Instagram.

Open Bar per Capodanno: Come organizzarlo

Open Bar per capodanno? Si?

Allora è meglio che iniziamo subito a lavorarci, perché manca davvero poco, in effetti, anche noi siamo in ritardo su questo articolo!

Organizzare un Open Bar per capodanno è infatti uno dei modi migliori e più indicati per trasformare una semplice festa in un evento davvero memorabile, tuttavia, fra drink, fornitori, materiale e tempistiche, questo può diventare un grande problema, oltre che porci davanti a costi imprevisti o con un servizio che non regge il ritmo della serata.

Infatti tante persone si chiedono, ma quanto costa un Open Bar? Conviene davvero comprarsi tutti ed andare nella dimensione del fai da te, la risposta a quanto costa potete trovarla qui, mentre se conviene davvero, è una risposta personale (non posso dirlo, sarei di parte!).

Nel frattempo, impariamo insieme strutturare questo famoso Open Bar per Capodanno, in modo da evitare quanto possibile degli imprevisti:

Perché un Open Bar è ideale per capodanno?

Sicuramente il fatto che è una delle serate con il maggior numero di cocktail consumati, fa la sua parte.

Un Open Bar strutturato ha la capacità di garantirti:

  • Flusso costante di drink (buoni)
  • Zero code
  • Atmosfera Premium
  • Divertimento continuo fino (e oltre) la mezzanotte
  • Una gestione sicura e professionale degli alcolici (a volte troppo può far danni.)

Quando il ritmo è alto, è importante che il servizio sia di qualità, ora vediamo a cosa dobbiamo pensare, in caso vogliamo farlo in autonomia:

1 – Scegli il format di Open Bar

Con format per quanto riguarda il tuo Open Bar di Capodanno intendiamo, vuoi fare drink standard, premium oppure addirittura creare drink personalizzati per i tuoi ospiti? Questo può aiutarti nel tuo orientamento verso il servizio ideale per te.

2 – Calcola il numero di Ospiti (Non sottostimare!)

A capodanno abbiamo un consumo di cocktails più elevato, perché tendenzialmente la festa è più lunga.

I consumi più alti saranno fra le 22:30 e le 1:30, ovviamente, calcolando precisamente i nostri ospiti, possiamo fare una proiezione ideale, evitando di lasciare gente senza bere oppure rimanere con tanti avanti ed aumentare di conseguenza la spesa considerevolmente.
Ti faccio un piccolo spoiler, calcola 4-5 drink a persona a Capodanno.

3 – Prevedi scorte adeguate

Le scorte? Ma di cosa? Considera bene ghiaccio e bicchieri, calcola 1.5kg a persona di ghiaccio per capodanno e prendi almeno il doppio dei bicchieri, non andarci corto! Fai scorta di tutto.

Spesso questa occasione è quella nella quale ci finiamo davvero senza roba.
Preparati anche quantità doppia dei distillati più richiesti, così da non andare mai davvero in una situazione di estrema emergenza.

4 – Prepara un Menù semplice da leggere e soprattutto, da fare.

Se stai organizzando in autonomia, non stra fare. Rischi soltanto di trovarti in situazioni nelle quali il tuo Open Bar ha più possibilità di andare nella direzione sbagliata.

Mantieniti su una quantità fra i 6 e gli 8 drink, con preparazioni ed ingredienti essenziali e che i tuoi ospiti conoscono, quando si è in alta mole, anche una semplice domanda in più, può metterti in difficoltà.

5 – Non dimenticare la logistica

Organizzare non è impossibile e non è la cosa più difficile del mondo, però, è importante ricordarsi che l’ultimo dell’anno è più complicato a livello di logistica e che richiede qualche accortezza in più.

Cerca di organizzare tutto per tempo e non arrivare all’ultimo minuto, anche con il ghiaccio, e soprattutto con la spesa.

Guarda inoltre la distanza della location per garantire che il bar sia pronto per tempo.

6 – Scegli bene chi si occuperà del tuo Open Bar

Ricorda che chi deve stare dietro al bancone deve prima di tutto essere consapevole del fatto che non farà festa con voi, quindi se è un vostro amico o conoscente, non fregatelo così.

E in secondo luogo, deve essere una persona fidata, che sappia lavorare sotto pressione e che possa garantire un ottimo servizio.

Conclusione – Open Bar a Capodanno? Prendiamo un servizio esterno o facciamo noi?

Per quello che è il mio modo di vedere le cose, prenoterei un servizio di Open Bar per far in modo che tutti possano festeggiare, si può anche pensare di dividere la spesa.

Un servizio Open Bar garantisce:

  • Quantità calcolate e nessun avanzo
  • Una festa controllata che evita di finire in disastro
  • Professionisti al vostro servizio
  • Una spesa che, se comparata a quello che dovete pensare, è molto bassa.

Se volete prenotare con noi un Open Bar, premete pure questo link, potete fare tutto online, senza pensare a nulla. Inoltre siamo sempre disponibili anche su WhatsApp per ogni esigenza.

Avete ancora dubbi? Guardate il nostro Instagram per conoscerci un po’ meglio.

 

Come scegliere l’Open Bar: 5 errori che ti fanno sprecare budget

Come posso scegliere l’open bar quando organizzo il mio evento privato?

Organizzare un Open Bar sembra una cosa semplice, ma non lo è.

Infatti è uno dei servizi meglio visti in matrimoni ed in generale nelle feste private, perché si rende protagonista di un’atmosfera che da un tocco in più, una piccola aggiunta che può davvero creare qualcosa di magico.

C’è anche tuttavia il rovescio della medaglia, cioè la scelta di un Open Bar che non è in linea con il nostro gusto, stile o semplicemente che non è della qualità che ci aspettavamo, questo può renderlo una spesa inutile, formata da cocktails annacquati, una coda di persone inattesa interminabile od un consumo fuori controllo che porta ad una festa che diventa un circo.

La verità però è che questo è ben gestibile, basta stare attenti a questi cinque comuni errori che dobbiamo evitare di commettere quando organizziamo/scegliamo il nostro Open Bar.

  • Una scelta basata SOLO sul prezzo.

Per quanto stabilire un budget realistico ed accessibile sia molto importante, non dobbiamo andare a ripararci soltanto dietro all’etichetta di prezzo che leggiamo nel preventivo o sul sito web dell’organizzatore di eventi, spesso infatti un prezzo eccessivamente economico nasconde delle insidie, come prodotti di scarsa qualità, pochi barman su molti ospiti, zero personalizzazione, attrezzature minime.

Per quanto sia normale che in certi contesti ci sia soltanto un piccolo bancone ed un barman (spesso lavoro in singolo con un bancone da un metro e 10), bisogna anche valutare, se organizziamo feste più grandi, di comunicare con l’organizzatore, chiedendo quanti barman ci saranno e facendo qualche domanda in più per orientarci sulla sua tipologia di servizio.

Come abbiamo detto prima, dobbiamo evitare code chilometriche ed un servizio non in linea con quello che cerchiamo.

  • Non verificare il preventivo

Un altro punto importante su come scegliere l’Open Bar è l’attenta lettura del preventivo e non abbiamo paura di fare domande, un servizio di eventistica formato per Open Bar è più che disponibile a rispondere alle domande, anche se dovessero essere molte o sembrare scontate. Il nostro ruolo di cliente impone che abbiamo curiosità e che vogliamo il meglio dal nostro evento.

Assicurati cosa c’è incluso nel preventivo ed informati quanto possibile sul servizio che include.

Per esempio noi abbiamo un bartender, un bancone da un metro e 10 e lavoriamo con servizio in plastica, il resto può essere aggiunto già in fase di prenotazione, rendendo il servizio trasparente sul fatto che non utilizziamo vetro come standard e che non abbiamo grandi strutture fatiscenti perché siamo appunto una piccola realtà, che punta sulla personalizzazione del servizio.

  • Sottovalutare il numero di ospiti

Fra le grandi regole su come scegliere l’open bar senza sprecare soldi è porre una buona attenzione al numero di ospiti, infatti, con l’eventista ci si accorda sul numero di ospiti prima dell’evento.

Tendenzialmente questo non viene cambiato dopo, si fa fede al preventivo, salvo che ci sia un accordo comune e chiaro (scritto), ma è comunque molto raro, perché ci si deve organizzare prima per creare un evento di qualità.

Se il servizio è calibrato per 50 e hai 80 ospiti, capisci bene che le cose finiranno e che il servizio andrà male e, questa volta, non è di certo colpa di chi ha organizzato l’Open Bar.

Mentre se pensiamo siano in 80 ma ne abbiamo 40, andremo a spendere il doppio rispetto a quello che è l’effettivo costo del servizio, ed ancora una volta, non a colpa dell’azienda che offre il servizio.

Quindi, calcola bene il numero di ospiti dell’evento prima di contattare per un preventivo, non serve essere clinici, ma una buona un’idea precisa permette un servizio snello e dal costo giusto!

  • Non considerare la proposta

Viaggiare con la fantasia è sempre bello, ma assicurati di lavorare in sinergia con chi organizza l’Open Bar per garantire una selezione di cocktail che sia fattibile e che soddisfi i tuoi ospiti.

Quasi tutti ormai offrono un menù personalizzato anche con cocktail dedicati all’evento.

Quando parliamo di come scegliere l’Open Bar per la propria festa privata o matrimonio, è molto importante considerare tutti questi fattori.

Organizzarsi al meglio per evitare sprechi, gestire le proprie finanze ed offrire una fantastica esperienza ai tuoi ospiti ruota attorno a questi standard che abbiamo menzionato insieme:

  • Esperienza
  • Chiarezza nei costi
  • Buona reputazione
  • Proposta in linea con l’evento
  • Comunicazione efficace

Queste sono le componenti fondamentali di un ottimo servizio di Open Bar, che vi garantirà un evento degno di nota e perfetto per le vostre esigenze.

Il nostro servizio Open Bar ha il grande obiettivo di soddisfare tutti i propri ospiti, con un servizio personalizzato e senza fronzoli, ma in grado di colpire al cuore di ogni ospite con il suo servizio personale ed autentico.

Se vuoi scoprire di più su di noi e sul nostro servizio di Open Bar, clicca questo link.

Se invece hai altre curiosità, puoi trovarci su Instagram, dove condividiamo informazioni e curiosità sul mondo del bar.

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